Valeria Corciolani ètornata dal 18 aprile scorso con Abbaiare alla luna, il suo primo romanzo per Indomitus Publishing che ci regala un travolgente spin-off con protagonista l'ispettrice Piera Jantet direttamente dall'acclamata serie di successo "La colf e l'ispettore".

Andiamo a scoprire come questa volta Piera Jantet si muova tra le pagine da protagonista, alle prese con un caso davvero singolare, pronta a immergersi nei piccoli universi che ogni indagine, inevitabilmente, porta a galla… e chi conosce l’autrice sa quanto ami raccontare le ‘vite’ in tutte le loro luci, ombre e sfumature.

Valeria, è una fredda sera di un maggio che non cede il passo alla primavera quando…?

… Quando il corpo senza vita di una giovane donna viene trovato in un bosco della Valpelline. Ed è qui che entra in scena l’ispettrice valdostana Piera Jantet, in un romanzo che nasce come spin-off della fortunata serie della colf e l’ispettore e dove la nostra ispettrice diventa protagonista a tutti gli effetti. 

Per Piera la morte della giovane è senza dubbio riconducibile a un omicidio, ma le certezze ahimè si fermano qua: nessun nome, nessuna traccia e, soprattutto, nessun movente, senza contare che il vicequestore le ha concesso solo sette giorni per arrivare in fondo alla faccenda. L’ispettrice Jantetnon è certo tipo da lasciarsi scoraggiare da tempi stretti e ostacoli apparentemente insormontabili, benché la settimana sia già iniziata male, prima con l’archiviazione di un vecchio caso su un traffico di preziosi che stava seguendo da mesi e poi per le denunce di misteriosi furti e scomparse “floreali”. Occorre quindi agire in fretta e attingere a ogni risorsa possibile, anche a ex ispettori in pensione con la “scimmia dell’indagine” non ancora del tutto sopita. E sarà proprio nel dipanare l’ingarbugliata matassa che annoda passato, presente, funghi, cipressi nani, solitudini e segreti inconfessabili che questo strano caso finirà per svelarsi, un pezzo alla volta, sotto lo sguardo silenzioso della luna. 

Qual è il significato del titolo?

“Abbaiare alla luna” è un detto popolare che allude al gridare invano a chi non può o non vuole ascoltare ed è un sentimento che, seppur con delle differenze, riverbera e si intesse con la vita e la storia di tutti i personaggi che si muovono tra le pagine.

Quali sono i temi principali esplorati nel libro e come sono collegati tra loro?

In ogni mia storia amo puntare i riflettori su uno o più temi “forti” che mi stanno a cuore. In questo caso ho cercato di sfiorare le solitudini, i silenzi, il non voler vedere, l’indifferenza di comodo e il pantano vischioso del pregiudizio, che sa appiccicarsi crudelmente a ogni cosa, sguardi compresi:«…non lasciare che il passato ti dica chi sei, ma lascia che sia parte di chi diventerai». E poi la fatica: della quotidianità, della malattia, dell’amore molesto e delle scelte. Entreremo in carcere, che per le donne diventa prigione nella prigione, anche se spesso la catena peggiore è quella che ci imbrigliamo da sole, come viene raccontato a un certo punto: «Be’, mi aveva chiesto se mi fosse mai capitato che tutto cambiasse in un respiro. “In un soffio?” avevo replicato io. “No, proprio un respiro” insisteva. “Perché il soffio le spinge via, le cose, mentre il respiro te le porta dentro.” Che a pensarci è vero, e prima non ci avevo mai fatto caso.»

Durante una presentazione mi hanno domandato quanto può contribuire la narrativa contemporanea nel mutare l'atteggiamento della società, e secondo me non solo può, ma DEVE contribuire, insieme al giornalismo, la musica, il cinema, il teatro, la televisione e ogni forma di comunicazione. Nominare la realtà aiuta a renderla visibile. Ovviamente le cose esistono anche quando non hanno un nome, ma nel momento in cui qualcosa viene definito e raccontato con un proprio nome, ecco che possiamo parlarne, disquisirne, discuterne. Perché, come ribadiva anche Nanni Moretti in Palombella rossa: “Le parole sono importanti”. 

L'ambientazione, prevalentemente ad Aosta e dintorni, è pensata per creare un'atmosfera unica, tipica del giallo di provincia italiano?

Amo moltissimo raccontare i luoghi, e la provincia è sempre una miniera di spunti, idee e saporite microstorie, in un brulicare di vite e segreti che si gonfiano e si sgonfiano passando di bocca in bocca. La Valle d’Aosta non fa eccezione, anzi, resiste indenne agli attacchi del glamour turistico, conservando quella ruvida schiettezza, non tanto diversa da quella ligure, e le storie ci sguazzano in mezzo che è un piacere!

E, invece, ci racconti come ha preso forma il personaggio di Piera Jantet nella tua testa?

Diciamo che con l’ispettrice Piera Jantet sono partita da ciò che “non volevo”: non volevo che fosse infallibile, non volevo che fosse una supereroina, non volevo che fosse fichissima o fascinosamente “tormentata”, bensì una donna vera, abituata a fare i conti con le proprie insicurezze, l’ingombrante famiglia e pure la sua proverbiale flemma, coadiuvata dalla determinazione di uno schiacciasassi.

Mi piace raccontarvela attraverso lo sguardo dell’Alfonsina, un’ottuagenaria lombrosiana che sa mappare le pieghe e rughe, per cogliere “il cuore”:

«Ah, l’ispettrice valdostana, me la ricordo: il viso rotondo di una personalità serena, tranquilla, che piglia la vita con filosofia e buonsenso. Mi era garbata subito, con quegli occhi attenti e distanti il giusto, di chi sa giudicare fatti e persone con chiarezza, acume e soprattutto senza pregiudizio, che nel suo lavoro è tanta manna.»

E il fatto che l’ispettrice Piera Jantet, di anni trentadue, con il suo metro e cinquantatré per settantadue chili malamente distribuiti dalla vita in giù, abbia fatto del suo cervello il fulcro effettivo della propria vita sociale e non, e di ciò che pensano gli altri se ne sbatte allegramente l’anima, è solo un valore aggiunto. I lettori l’avevano sfiorata in “Peggio per chi resta”, quinto volume della serie di Alma e Jules, la colf e l’ispettore, e darle lo spazio di una storia tutta sua è stata davvero una gioia:

“Alla velocità della luce”, dicono, come se viaggiasse più in fretta di qualsiasi altra cosa. Ma non è così. Per quanto veloce sia la luce, le tenebre son già lì che l’aspettano. Ed è a quelli come lei che tocca frugarci dentro. Perché all’ispettrice Jantet il buio fa paura, sì, ma quello che si nasconde dentro agli esseri umani.

In chiusura, l’ironia, che non manca nelle tue pagine, salva la vita ma anche la stesura di un libro?

L’ironia è la grande alleata che mi permette di trattare fatti e situazioni ad “alto peso specifico”, ma con lievità, che non è superficialità, sia ben inteso, bensì quella leggerezza che dà vigore a ciò che mi preme far aderire, invece di farlo scivolare via senza lasciare traccia.

Poi vabbè, c’è anche il rovescio della medaglia, perché editorialmente parlando, pur mantenendo i tratti ironici e divertenti tipici della commedia, si viene etichettati tra i Gialli\Thriller, già di per sé abbastanza fuorviante, se poi ci si aggiunge che per via del cognome mi ritrovo accanto a autori “thrillerossissimi” come Carrisi, Connely, Cornwell… ecco, appunto: è un po’ come mettere caffè e cacao nello stesso barattolo dicendo che tanto sono marroni e si bevono entrambi, non trovate?

Titolo: Abbaiare alla luna

Autrice: Valeria Corciolani

Casa editrice: Indomitus Publishing

Data di pubblicazione: 18 aprile 2024

Costo: ebook € 6,99 (in esclusiva su Amazon, incluso in Kindle Unlimited) / paperback POD € 14,99 su Amazon e distribuito da StreetLib (ordinabile su Fastbook e altri grossisti, presente su IBS, Mondadori Store, Hoepli, Libraccio, ecc.)

Pagine: 246

Link al sito: https://www.indomitus-publishing.it/product/abbaiare-alla-luna-valeria-corciolani/(Indomitus) e https://www.amazon.it/dp/B0CXH6BZPX (Amazon)